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Dopo tanti anni il nipote Ivo Boccanera ha il piacere di pubblicare questa satira del nonno per non far perdere la memoria storica e culturale. IL FURTO DELLA CISTERNA Dopo aver lavorato li giorno sano col martello l´incudine e il morsino assottigliando il pezzo grossolano per far ferri da mulo e somarino giunta la sera stanco il corpo umano chiude bottega il buon fabbro Agostino per andarsi a riposar con Alessandrina dentro la casa sopra l´officina. Questo Agostino dentro se destina dopo aver fatto una modesta cena dormire in pace fino alla mattina per svegliarsi con mente serena. Il diavolo che cosa gli combina; quando è suonata mezzanotte appena ch´esso viene svegliato da un rumore nel suo negozio che gli abbraccia il cuore. Pensa che qualche ladro per quell´ore approfittando delle notti nere sai entrato nel negozio il traditore per rubargli i soldi del mestiere pensa subito poi quasi l´orrore alla sua botticella ch´è un piacere ricolma di quel vino prelibato che a Sassa Tornimparte ha comperato. Questo pensier che subito gli è nato l´ha fatto quasi rimaner stordito il furfante di certo solo è entrato per rubargli il liquore saporito lui che per averlo sì lontano è andato perché in casa ne fosse fornito partendo da Terzone con carriera col camioncin di Toto Boccanera. Salta dal letto e con brusca maniera sveglia Settimio che dormente ancora il suo garzon che da mattina a sera il mantice gli tira,gli lavora lo mette a parte di quello che era quindi insieme con lui corre di fora e dopo averlo armato di forcone lo lascia solo a guardia del ladrone. Lui corre per chiamare altre persone che il coraggio da solo non tiene a poterlo affrontare il mascalzone manco Settimio per che davi bene sveglia Checco che s´armi di bastone quindi Memmo e Ruggero anche conviene? tutti chiamando con la voce lesta gli abitator della Cisterna desta. Fredda è la sera ma calda è la testa ad ognuno c´ha fatto la proposta ad armarsi perdio nessuno resta pronti per dare al ladro una batosta e cauto ognuno alla porta s´appresta dove il ladro a rubare è entrato apposta se fosse uscito dalla catapecchia il pezzetto più grosso era l´orecchia. Ma pare che li dentro ci si invecchia come se si trovasse in una pacchia s´ode di tintinnar qualche sarrecchia ed ogni tanto un ferro sbatacchia ad Agostino sembra che una secchia s´empia di vino e questo più l´abbraccia dice:prima che esce il malandrino s´avrà bevuto tutto il vino. Allor Ruggero consiglia Agostino di ritornare in casa piano piano ed aprendo la botola un tantino scendere nel negozio dal villano, non tremi perché lui sarà vicino e per acciuffarlo gli darà una mano. Dice Agostino che non si assicura io non ci vado perché ho paura! rimane da sfasciar la serratura visto che il ladro a uscir non si prepara questa soltanto è l´ultima misura per finire una volta la cagnara ognuno l´arma in mano si procura tutte le schiere par che faccia a gara ma mentre ognuno in difesa rimane si sente nel negozio abbaià un cane! succedono allor le cose strane ma questa quasi il primato detiene; come cercare il lupo nelle tane invece fuori un agnellin ne viene. Così succede a quelle genti insane che d´orgoglio e paura erano piene cercarono lo ladro,il prepotente invece era un cane innocente rimasto prigioniero solamente perché dormiva placido e ronfante quando Agostino mise il battente del suo negozio non si fece avante; passate l´ore poi naturalmente solo d´uscire il cane n´era amante e solo per questo faceva rumore che riempì Agostino di terrore. Ah!se lui fosse stato un bevitore come Agostino potette pensare tutta la botticella con amore durante il tempo si potea scolare, dovrà Agostino ringraziar il Signore che non piace allo cane quello nettare che aveva voglia di cercar la lucerna e svegliar la gente alla Cisterna. (articolo tratto da "Leonessa e il suo Santo" maggio-giugno 1992) |